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NOVITÀ: Bepanthen® SensiDaily Balsamo protettivo

Trattamento di base giornaliero per la pelle secca, sensibile e irritata. Con prebiotico. Senza profumi né conservanti. Adatto a tutta la famiglia. Molti adulti, ma anche bambini e lattanti, soffrono di pelle secca, sensibile e irritata. La causa è un danneggiamento della naturale barriera protettiva cutanea, caratterizzato da una maggiore disidratazione e dalla carenza di lipidi cutanei, che porta ad attacchi di secchezza cutanea estrema. Barriera protettiva cutanea sana Il meccanismo di difesa naturale della pelle è rappresentato da una barriera protettiva cutanea sana, formata dalla microflora e dallo strato corneo, lo strato più superficiale della pelle: entrambi proteggono la pelle dalla disidratazione e dalla penetrazione di sostanze estranee presenti nell'ambiente.                                                                                                                                                                         Barriera protettiva cutanea danneggiata La carenza di lipidi cutanei può causare l'insorgere di piccole screpolature e fessurazioni, la pelle si disidrata, provocando secchezza cutanea e prurito, e le sostanze irritanti e gli allergeni possono penetrare facilmente nel corpo. Bepanthen® SensiDaily Balsamo protettivo Bepanthen SensiDaily, con la straordinaria formula Derma-Defence, è adatto come trattamento di base giornaliero per la pelle secca, sensibile e irritata. La formula Derma-Defence aiuta la cute a mantenersi protetta e sana e il prebiotico coadiuva la salutare funzione della microflora. Oli naturali, vitamina B3 e pantenolo stabilizzano la barriera cutanea. La tecnologia a lipidi lamellari fornisce lipidi simili a quelli della pelle (ad es. ceramidi) a forma di lamelle, proprio come si presentano naturalmente nella barriera cutanea, e gli agenti umidificanti fisiologici favoriscono un'idratazione della pelle che dura a lungo (24 ore). Bepanthen SensiDaily Balsamo protettivo: per 3 mesi senza attacchi acuti di secchezza cutanea estrema.  Buona tollerabilità Senza profumi, conservanti, alcol e coloranti Adatto a lattanti, bambini, adulti, donne in gravidanza e allattamento Dermatologicamente e pediatricamente testato Una soluzione completa in 2 fasi Spesso la pelle secca, sensibile e irritata è soggetta ad attacchi. Bepanthen offre una soluzione completa in 2 fasi: Bepanthen® Sensiderm Crema - Trattamento (dispositivo medico) Bepanthen® SensiDaily Balsamo protettivo - Cura quotidiana (prodotto cosmetico) Fatevi consigliare in farmacia o drogheria. L.CH.MKT.CC.08.2017.1452  

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Confederazione e aziende estendono la Dichiarazione di Milano sulla riduzione dello zucchero réduction des sucres

Due anni dopo la «Dichiarazione di Milano», il consigliere federale Alain Berset, i produttori di derrate alimentari e i rappresentanti del commercio al dettaglio svizzeri hanno concordato obiettivi concreti per la riduzione dello zucchero. Entro la fine del 2018 si dovrà ridurre lo zucchero aggiunto di un ulteriore 2,5 percento per lo yogurt e del 5 percento per i cereali per la colazione. In occasione della seconda tavola rotonda anche Aldi, Danone, Kellogg e Lidl hanno firmato la dichiarazione. Con le quattro nuove aziende sale a 14 la quota degli importanti produttori di derrate alimentari e rappresentanti del commercio al dettaglio firmatari del «Memorandum of Understanding» (MoU). La cosiddetta «Dichiarazione di Milano» è stata firmata il 4 agosto 2015 insieme al consigliere federale Alain Berset in occasione dell'expo di Milano con l'obiettivo di ridurre gradualmente entro il 2018 il tenore di zucchero nello yogurt e nei cereali per la colazione. Alla prima tavola rotonda hanno partecipato bio-familia, Bossy Céréales, Coop, Cremo, Emmi, Migros, Molkerei Lanz, Nestlé, Schweizerische Schälmühle E. Zwicky nonché Wander. I rilevamenti mostrano i progressi compiuti Nell'estate del 2016 l'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV) ha eseguito il primo rilevamento del tenore di zucchero nello yogurt e nei cereali per la colazione. I risultati hanno dimostrato che lo yogurt contiene in media 17 g di zucchero per vasetto (180 g), i cereali da colazione in media 18 g ogni 100 g. Alla fine di agosto di quest'anno, i risultati del secondo rilevamento hanno dimostrato che il tenore medio di zucchero aggiunto è diminuito di circa il 3 percento nello yogurt e addirittura del 5 percento nei cereali per la prima colazione. I dati relativi al tenore di zucchero vengono rilevati con cadenza annuale al fine di verificare il rispetto dell'impegno di riduzione assunto e l'efficacia della Dichiarazione di Milano. L'USAV ha inoltre indetto un bando per due incarichi di ricerca, che si svolgono parallelamente ai rilevamenti, con lo scopo di verificare quanto sia possibile ridurre il tenore di zucchero negli yogurt e nei cereali senza che il consumatore lo percepisca e senza che venga compromessa la qualità del prodotto. I risultati dei due incarichi di ricerca dovrebbero essere disponibili entro il 2019. Bilancio intermedio e prolungamento del MoU fino al 2024 I risultati della seconda tavola rotonda e dei lavori nell'ambito della Dichiarazione di Milano mostrano che gli sforzi per la riduzione del tenore di zucchero vanno nella giusta direzione. Fino alla fine del 2018 le aziende continueranno a impegnarsi nell'ambito della Dichiarazione di Milano per ridurre ulteriormente il tenore di zucchero nello yogurt e nei cereali per la colazione. Entro tale termine si auspica un'ulteriore riduzione del 2,5 percento per lo yogurt e del 5 percento per i cereali per la colazione. I nuovi obiettivi rappresentano un segnale concreto da parte dei produttori di derrate alimentari e dei dettaglianti svizzeri. Visti i frutti della collaborazione con i produttori di derrate alimentari, dopo il 2018 la Dichiarazione di Milano verrà portata avanti in seno al piano di azione della Strategia nutrizionale svizzera fino al 2024 integrando altri gruppi di alimenti e intensificando il lavoro svolto finora per la riduzione del sale e dei grassi.   Fonte: Segreteria generale DFI e Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria

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Alcol e tumori: si sa ancora troppo poco

Gran parte della popolazione continua a ignorare che il consumo di alcol può causare tumori. Come è emerso da un recente sondaggio, dal 2012 ad oggi la consapevolezza di questo nesso, incontestato nel mondo scientifico, è rimasta molto bassa. Da uno studio rappresentativo condotto nell’ambito del Monitoraggio svizzero delle dipendenze risulta che in generale si sa ben poco degli effetti cancerogeni dell’alcol, sebbene in Svizzera i tumori rappresentino all’incirca un terzo dei decessi causati dal consumo di alcolici. Nel caso del cancro della bocca e della faringe, il 50,1% degli intervistati ha riconosciuto che il tumore potrebbe essere una conseguenza negativa del consumo di alcol. Per quanto attiene invece al tumore del colon o del retto, il nesso è stato riconosciuto dal 56,6% degli interpellati e, nel caso del cancro al seno, solo dal 24,2%. Il recente Rapporto del Monitoraggio svizzero delle dipendenze, stilato da Dipendenze Svizzera su incarico dell’Ufficio federale della sanità pubblica, contribuisce ad approfondire le conoscenze della popolazione sui nessi tra alcol e salute. (Foto: Image©crowd - pixabay) Anche un consumo moderato aumenta i rischi I tumori alla bocca e alla faringe, al seno, al colon e al retto sono chiaramente conseguenze negative del consumo alcolico e i rischi di sviluppare un cancro aumentano già con un consumo moderato, ossia a partire da un bicchiere al giorno. La consapevolezza è particolarmente bassa per quanto riguarda il nesso tra consumo alcolico e cancro al seno. Come sintetizza Gerhard Gmel, autore dello studio e ricercatore a Dipendenze Svizzera: "Occorrono maggiori informazioni e un dibattito pubblico più ampio sul fatto che l’alcol aumenti il rischio di tumori". Rispetto alle donne, gli uomini sono meno convinti che consumare alcol possa causare un cancro. Inoltre, nella Svizzera tedesca la consapevolezza degli effetti cancerogeni dell’alcol è minore rispetto alla Svizzera romanda e italiana. In linea di massima si può affermare che chi non beve (più) alcol di solito è più consapevole dei rischi di sviluppare un tumore. Chi presenta un consumo a rischio, invece, ritiene che l’alcol non sia così pericoloso. In generale chi beve in modo rischioso sottovaluta i rischi per la salute del proprio consumo alcolico; dal 2012 ad oggi questo atteggiamento sembra essersi ulteriormente diffuso. Ben informati sulle malattie del fegato e altre conseguenze La popolazione pare invece molto più conscia di altri effetti negativi del consumo alcolico: oltre l’85% degli intervistati ha infatti confermato che l’alcol può causare infortuni, patologie epatiche, avvelenamenti e problemi psichici. Fonte: Dipendenze Svizzera  

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Editorial

Personalità da scoprire

Siamo già arrivati al secondo numero dell'anno. Fedeli alla nostra filosofia, abbiamo scelto per voi, con cura, tanti argomenti interessanti e diversificati, inerenti alla stagione o meno. Nelle interviste, scoprirete l'entusiasmo contagioso per la spagiria e la gemmoterapia di Jacqueline Ryffel, farmacista, il coraggio e l’ottimismo esemplari di Patricia Delley, la cui salute è gravemente compromessa, la determinazione e la voglia di vincere di Petar Aleksic, allenatore. Vi invitiamo inoltre a scoprire i nuovi profumi senza allergeni, l’appassionante storia dei vaccini, l’affascinante storia del successo della famiglia Burgerstein, come gestire la collera, l’importanza dell’attività fisica nella prevenzione e nell’accompagnamento del cancro… fermo restando che l’elenco non è completo, tutt’altro.   Grazie del vostro interesse e buona lettura!     Rita Costa Ducret, supervisione editoriale      

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Interview
L'allenatore che tira fuori il meglio dei giocatori

L'allenatore che tira fuori il meglio dei giocatori

Petar Aleksic Petar Aleksic ha avuto una carriera molto ricca, prima come giocatore professionista, poi come allenatore di basket. Eppure, la sua giovinezza in una ex-Jugoslavia nel pieno della guerra è stata tutt'altro che facile. Naturalizzato svizzero di origine bosniaca, di religione ortodossa, ha lasciato Zagabria (Croazia) con due valigie ed ha perso il fratello nel conflitto. Ma non è mai stato tipo da lasciarsi abbattere. Petar Aleksic è tanto esigente, volitivo e determinato quanto disponibile, cordiale e pronto a tendere la mano.   Lei era uno sportivo polivalente, perché ha scelto il basket all’età di 12 anni? L’hanno scelto tutti i miei amici! L’ex-Jugoslavia era un vivaio incredibile di talenti e questo sport era adatto alla mia mentalità.   Quand’era giocatore professionista, ha giocato in club di 1a divisione (Leotar Trebinje, Dubrovnik, Zagreb, Novi Sad, FMP Belgrado, Neuchâtel, Nyon). Quali sono i suoi ricordi più belli? Ogni squadra è stata una nuova vita arricchente sul piano umano. Il mio miglior ricordo da giocatore è l’aver vinto la coppa di Jugoslavia con il FMP Belgrado contro il club della stessa città, il Partizan.     Ha concluso la sua carriera di giocatore nel 2004 con la sua prima squadra, il Leotar Trebinje (Bosnia-Erzegovina). Perché ha scelto la strada dell’allenamento? Che tipo di allenatore è lei? Intorno a me ritenevano che io avessi il potenziale giusto. Sono un allenatore molto esigente e richiedo un impegno molto intenso. Credo nella responsabilizzazione dei singoli. Sono un convinto sostenitore della fiducia reciproca che può valorizzare al massimo la squadra e per carattere non mi piace perdere.   Lei è stato aiuto allenatore dell’Alba Berlino, titolare a Feldkirch (A), Neuchâtel, Monthey, allenatore della squadra nazionale svizzera e attualmente del Fribourg Olympic Basket. Quali sono state le sue più grandi soddisfazioni? Il periodo con l’Alba Berlina (1a divisione tedesca) è stato formidabile, con la vittoria del campionato tedesco e la partecipazione all’Eurolega. Immaginatevi di giocare contro il Barcellona davanti a 15.000 spettatori! Un’altra bella soddisfazione è stata la doppietta, cioè il titolo di campione svizzero e di vincitore della coppa svizzera 2016 con il Fribourg Olympic.   Petar Aleksic, desidera aggiungere qualcosa che le sta a cuore? Ho cambiato città 13 volte. Ovunque ho conservato degli amici di “cuore“. Insieme alla mia famiglia (NdR: la moglie Sanja e i due 2 figli Marko e Nikola) questo è il mio più grande “trofeo“.   Dichiarazioni raccolte da Serge C. Ducret, www.vitamag.ch   Foto 1-2: Michael Lehner, www.fribourg-olympic.ch

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Articoli

Piccole iniezioni, grandi speranze

Da Pasteur in poi, la speranza è quella di scoprire un vaccino per ogni malattia. Già prima, diverse civiltà avevano riscontrato la protezione definitiva di cui godevano i sopravvissuti alle epidemie di vaiolo.   Per secoli, il vaiolo è stato una delle malattie più temute. L’immunizzazione preventiva era una pratica diffusa fin dall’XI secolo, in Cina, Persia o Africa. All’epoca si somministravano per via nasale o si inoculavano per incisione dell'epidermide il pus o gli essudati provenienti dalle piaghe degli ammalati. Il metodo, alquanto periglioso, rischiava di scatenare una nuova epidemia. Fu il medico inglese Edward Jenner ad osservare che il vaiolo non colpiva i bovari. Ne dedusse che la loro protezione derivava dal contatto con le vacche affette da vaccina, il vaiolo bovino. Per la prima volta, il 14 maggio 1796, Jenner inoculò il pus di una mucca ammalata a un bimbo di 8 anni. Efficace e poco rischioso, il suo metodo venne applicato su grande scala. Jenner si era tuttavia limitato alle osservazioni empiriche, senza capire il principio dell’immunologia. Quest’ultimo venne sviluppato quasi un secolo dopo, da Louis Pasteur (1822-1895), grazie alle sue conoscenze straordinarie per l’epoca. Pasteur, consapevole che le malattie sono provocate dai microbi, si rende conto che i vecchi ceppi patogeni sono in grado di immunizzare senza provocare la malattia. Non essendo né medico né veterinario, fa tuttavia fatica ad imporre i suoi risultati all’Accademia di Medicina di Parigi.   La vaccinazione entra nell’era moderna Il suo vaccino antirabbico, prodotto con il midollo essiccato dei conigli contaminati, gli darà la celebrità. La sua prima cavia umana fu Joseph Meister, un bimbo di 9 anni gravemente morso da un cane rabbioso. Nel luglio del 1885, gli vennero praticate 13 iniezioni in 10 giorni. Il bambino non svilupperà la malattia. Il numero di malattie che possono essere prevenute in questo modo aumenta costantemente. Progressivamente, fanno la loro comparsa i vaccini contro la tubercolosi (1921), il tetano (1926) o la poliomielite. Queste malattie ormai non rappresentano più una minaccia per le popolazioni dei paesi più favoriti. In Svizzera, già nel 1963, l’UFSP (Ufficio federale della sanità pubblica) pubblica le raccomandazioni in materia di copertura vaccinale. Per non perdere dei richiami, esiste il libretto delle vaccinazioni elettronico (www.mesvaccins.ch), ancora poco conosciuto.

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